Stefano Di Battista Testimonial FDM 2026
Il celebre sassofonista jazz romano è stato scelto per rappresentare l'edizione numero 32 di questa manifestazione internazionale. Stefano Di Battista non solo presta il volto e l'immagine all'iniziativa, ma sarà il protagonista del concerto principale del 21 giugno che si terrà a L'Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Di Battista porta con sé un bagaglio artistico che fonde la tradizione del jazz internazionale con la melodia italiana.
Stefano Di Battista nasce a Roma il 14 febbraio del ’69 da una famiglia di musicisti ed appassionati di musica.
Ha iniziato a studiare il sassofono all’età di 13 anni in una banda di un piccolo quartiere, composta principalmente da ragazzini. E’ qui che, fino all’età di 16 anni, Stefano ha sperimentato quella che sarebbe diventata una delle qualità essenziali della sua musica: l’allegria. Durante questo periodo ha due incontri decisivi che lo indirizzano verso la sua vocazione: scopre il jazz, innamorandosi del suono “acidulo” di Art Pepper (“…immediatamente volevo suonare in quel modo… fu l’inizio della mia passione”) e incontra l’uomo che diventerà il suo mentore, il leggendario alto sassofonista Massimo Urbani (“lui era un mostro, suonava senza conoscere cosa venisse dopo. Istintivamente.”). La sua starda è ormai segnata: Stefano sarà un musicista jazz. Si iscrive al conservatorio, perfeziona la sua tecnica familiarizzando con la tradizione classica del sassofono (Jacques Ibert, ecc.) conseguendo il diploma con il massimo dei voti all’età di 21 anni. Incomincia poi a suonare in gruppi di vario genere e nel ’92 si trova per caso a suonare al Calvi Jazz Festival; è lì che incontra per la prima volta dei musicisti francesi, primo fra tutti Jean-Pierre Como che lo invita a suonare a Parigi. Per Stefano è una rivelazione (“quando sono arrivato in Francia, avevo l’impressione di essere nato lì. In Italia avevo l’impressione di non esistere…”).
Da quel momento in poi, Stefano ha fatto la spola tra Roma e Parigi, moltiplicando le sue audizioni in modo da procacciarsi qualche ingaggio. Infine si procura due concerti al Sunset di Parigi, con un trio formato dal batterista Roberto Gatto e dal contrabbassista francese Michel Benita. Gatto rinuncia e viene rimpiazzato all’ultimo minuto dal batterista Aldo Romano, che viene colpito dallo stile affascinante del sassofonista. In un attimo è nata un’amicizia tra i due. La seconda sera Stèphane Huchard è alla batteria e invita Laurent Cugny, prossimo a prendere le redini dell’ONJ (Orchestra Nazionale del Jazz). Stefano viene assunto all’istante. In due sere da sogno la vita di Di Battista è cambiata. E’ il 1994 e la sua carriera decolla a Parigi.
Si stabilisce nella città e incomincia la vita sfrenata del musicista. Oltre alla partecipazione al progetto di Aldo Romano dal quale sono scaturite due registrazioni discografiche (Prosodie e Intervista) e la presenza nell’ONJ diretta da Cugny, continua ad incontrare gente, tiene alcuni concerti in trio con Daniel Humair e J.F. Jenny Clark, suona con musicisti americani di passaggio come Jimmy Cobb, Walter Brooker, Nat Adderly, ecc. La carriera di Di Battista è a una svolta. Pilastro dei vari gruppi di Aldo Romano, membro del sestetto di Michel Petrucciani, Stefano incomincia a pensare alla realizzazione di un progetto a suo nome.
Nel ’97 il suo primo album per la Label Bleu, dal titolo “Volare”, lo vede al fianco di Flavio Boltro alla tromba, Eric Legnini al piano (il suo pianista di questi ultimi anni), Benjamin Henocq alla batteria e Rosario Bonaccorso al contrabbasso (“la ritmica che ho sempre desiderato”). Nel ’98 arriva il suo primo ingaggio per la storica Blue Note, per la quale inciderà l’album “A prima vista”, accompagnato dalla stessa formazione di musicisti, che tra le altre cose diventerà il suo gruppo stabile di riferimento. Nel luglio ’00, la registrazione di un disco magistrale dove Stefano è affiancato dall’incomparabile presenza di Elvin Jones alla batteria (il leggendario batterista di John Coltrane), Jacky Terrasson al piano e Rosario Bonaccorso al contrabbasso. Il disco, dall’omonimo titolo, uscirà poi nell’Ottobre 2000. Il nuovo disco, oltre ad avere grandi riconoscimenti da parte della critica internazionale, ha vinto il prestigioso premio francese Telerama, classificandosi al primo posto nelle classifiche europee come disco più venduto.
Nel 2016 esce l’album dedicato alla figura femminile “Womman’s" | Nel 2017 realizza la colonna sonora “solo cuore e amore candidata al David Di Donattello | Nel 2020 realizza la colonna sonora del film “futura” nelle sale settembre 2021 | Nel 2021/22 e uscito in tutto il mondo in aprile il nuovo album dedicato al maestro Morricone in versione jazz. Il progetto che eseguirà dal vivo e Morricone Stories Prodotto della warner Germania è in questo momento in testa alle classifiche jazz Francesi e tedesche | Nel 2024 nuovo progetto discografico “la dolce vita” sempre distribuito dalla Wartner germania
IL CONCERTO
Stefano Di Battista, sax
Fred Nardin, pianoforte
Daniele Sorrentino, contrabbasso
Luigi Del Prete, batteria
Matteo Cutello, tromba
Giovanni Cutello, sax
Massimo Morganti, direttore e arrangiatote
Conservatorio "Alfredo Casella" de L'Aquila, orchestra sinfonica degli allievi
“La dolce vita” non è solo il titolo di un film, ma la porta di ingresso a un’intero mondo. Un mondo fatto di fantasie cinematografiche, certo, ma anche di vita, di passioni, di eleganza, di desiderio, di bellezza, di sogni, che hanno preso vita in un periodo particolare della storia italiana e che si sono riverberate per i decenni seguenti arrivando fino a noi.
Stefano Di Battista ha voluto farsi illuminare da quel riverbero, e ha deciso che era giunto il momento di realizzare un album che mettesse insieme lo splendore della grande musica italiana di un tempo e la necessità di mantenerla viva, brillante, eterna. “Esplorare una parte del grande e bellissimo repertorio italiano dagli anni della ‘Dolce vita’ in poi e portarlo all’attenzione del pubblico internazionale di oggi”, è questo che ha spinto Stefano Di Battista a realizzare questo album. “Sono musiche che rappresentano al meglio la cultura italiana, le capacità dei nostri grandi compositori, non solo in quella che senza dubbio è stata ‘l’età dell’oro’ del nostro paese ma anche nell’eredità di quegli anni che ancora ci portiamo dentro”.
Così accanto alla splendida composizione di Nino Rota che offre il suo titolo all’album e immediatamente ci proietta in un mondo fantastico e senza confini, troviamo Paolo Conte con la sua ‘Via con me’, o Nicola Piovani con la leggendaria ‘La vita è bella’, troviamo canzoni pop, come la sorprendente ‘Una lacrima sul viso’, portata al successo da Bobby Solo ma scritta da Iller Pataccini con testo di Mogol, e l’eco dell’opera nella ormai classica “Caruso” di Lucio Dalla, tutto tenuto insieme da un sentimento unico e forte, dal suono perfetto di una band meravigliosa, formata da Matteo Cutello alla tromba, Fred Nardin al piano, Andrea Sorrentino al contrabbasso e André Ceccarelli alla batteria, ma e soprattutto dalla capacità di Di Battista di trasformare ogni brano in qualcos’altro, accompagnando chi ascolta in un magico altrove che in questo caso è del tutto italiano. “Lavorando a questi brani mi sono trovato in un mondo bellissimo”, dice ancora Di Battista, “e ho pensato che il modo migliore per affrontarli era quello di lasciarsi guidare dalle melodie, di entrare nelle matrici melodiche e trovarne il cuore per improvvisare. Non quindi brani con degli assolo, ma tutt’uno, esposizione e improvvisazione legati insieme”. Alcune delle scelte di Di Battista possono apparire singolari, come “Con te partirò”, scritta da Francesco Sartori e Lucio Quarantotto, portata sul palcoscenico mondiale da Andrea Bocelli, che nelle sue mani diventa una sorta di magico portale tra passato e presente, o come la ‘consumatissima’ “Volare” (“Nel blu dipinto di blu”) di Domenico Modugno e Franco Migliacci, che Di Battista porta fuori dell’ovvio e fa rinascere cogliendo in pieno lo spirito ‘surrealista’ della canzone: “Proporre brani come questi magari è una scommessa”, dice il sassofonista, “ma io ho sempre amato farle. Alla fine mi sono reso conto che questi forse erano i brani più interessanti dell’album”. Ma non basta: definire ‘eclettico’ il percorso di Di Battista all’interno dei meccanismi melodici del grande repertorio italiano è insufficiente a spiegarne la ricchezza. Da bravo bandleader il musicista guida i suoi compagni in territori molto diversi tra loro, e in sentimenti altrettanto distanti, dalla brillante ironia di “Tu vuò fa l’americano” di Renato Carosone, dove le matrici americane e napoletane si perdono nell’improvvisazione senza confini della band, alla malinconia sottile di ‘Sentirsi solo’, firmata da Piero Umiliani per ‘L’audace colpo dei soliti ignoti’, “un brano che io non conoscevo”, sottolinea il sassofonista, “tratto dalla colonna sonora di un film interpretato da Chet Baker. Ha un clima incredibile, non ha una melodia lunga da canzone, è ‘sparsa’, ha un’atmosfera che ti porta in quel mondo blue che è proprio dell’universo di Baker, vicino a quel suo demone che ha l’affascinante sapore del mistero”.
Ma l’elenco dei capolavori contenuti nell’album è ancora incompleto: c’è la magia di ‘Roma nun fa la stupida stasera”, dell’inarrivabile Armando Trovajoli e della coppia Garinei e Giovannini, c’è il fascino inaudito della memoria con l’ ‘Amarcord’ felliniano trasformato in musica da Nino Rota, c’è l’arte sopraffina dell’Ennio Morricone de ‘La Califfa’, in un equilibrio sottile tra passato, le composizioni, e presente, le interpretazioni di Di Battista e la sua band.
“Il confronto con il passato ci ha fatto sentire molto piccoli”, conclude Di Battista, “c’è un livello di arte in quelle musiche che oggi sembra difficile da raggiungere. Ma è proprio nel riproporre queste musiche, nel farle vivere nell’oggi, che troviamo soddisfazione. Quindi voglio godermele, quando suono più mi diverto e più sono felice, e queste musiche mi danno la possibilità di navigarci dentro, mi lasciano spazio per improvvisare, di inventare, di essere legato alle mie radici, alla mia cultura italiana, ma di guardare anche oltre, perché non erano provinciali, non avevano confini anche quando sono state scritte, con le loro melodie, con i loro cromatismi affascinanti, con la loro gioia”.
Tracklist
1. La vita è bella (Nicola Piovani )
2. Con te partirò (Lucio Quarantotto)
3. Tu vuò fa l'americano (Renato Carosone)
4. Roma nun fa' la stupida stasera (Armando Trovaioli)
5. La dolce vita (Nino Rotha)
6. Via con me (Paolo Conte)
7. Una lacrima sul viso (Bobby Solo)
8. Sentirsi solo (Piero Umiliani)
9. Volare (Domenico Modugno)
10. La califfa (Ennio Morricone)
11. Amarcord (Nino Rota)
12. Caruso (Paolo Conte)