
Cecina
Descrizione
Il territorio dove sorge Cecina fu abitato fin dall'epoca preistorica, e deve in tutta probabilità il suo nome toponimo Cecina, così come l'idronimo del fiume Cecina, agli Etruschi, in particolare al cognome di una potente gens originaria di Volterra i Kaikna[8] (o Ceicna, Keikna[9]), conosciuti in epoca romana come Caecina e variamente attestati in tutta la Val di Cecina. La terminazione in -na del toponimo e idronimo Cecina dimostrerebbe la derivazione dal nome della gens omonima, e non viceversa, in quanto -na «esprimerebbe la dipendenza e subordinazione del luogo alla gens che vi avrebbe esercitato il suo potere».
La zona fu abitata in età romana, quando un alto personaggio imperiale, il console Albino Cecina, discendente di un'antichissima famiglia di origine etrusca, ordinò la costruzione di una villa, i cui resti sono tutt'oggi visitabili in località San Vincenzino.
Il territorio che circonda Cecina conobbe una lunga fase di declino, iniziato con la decadenza della civiltà etrusca e accentuatosi durante la dominazione romana. Nel 274 l'imperatore Aureliano, percorrendo a cavallo queste terre, ne fu colpito dallo stato di abbandono e progressivo degrado, promuovendo alcuni decreti che ne revitalizassero le attività e ne arrestassero lo spopolamento, secondo un progetto tuttavia abbandonato dopo la sua scomparsa. la zona venne poi devastata dalle orde dei Goti (410) e dalle bande di schiavi sfuggiti dalla dissoluzione dell'Impero, che per sopravvivere si dedicavano al saccheggio. Forse Alarico I attraversò queste terre e vi contrasse la malaria, che lo condusse nel giro di un anno alla morte. La zona, sempre più inselvatichita e meno popolata, fu temporaneamente revitalizzata al tempo dei Longobardi, quando la zona di Cecina divenne curtis regia, cioè possesso diretto della corona reale, uno status che persistette anche durante l'epoca medicea e lorenese.