
Santena
Descrizione
In questo luogo vennero recuperate alcune suppellettili funerarie e alcune monete di rame appartenenti al periodo di Antonino Pio, dimostrando che il territorio santenese era abitato fin dai primi secoli dell'era cristiana. Dopo gli insediamenti dapprima gallici e poi romani, le prime testimonianze di un vero e proprio gruppo rurale risale all'Alto Medioevo. Durante il periodo carolingio e post-carolingio, il villaggio era considerato parte integrante della curtis chierese. Il primo documento risale al 1029, e fu l'atto con cui il marchese e conte di Torino Olderico Manfredi II e suo fratello vescovo di Asti, Alrico, fanno donazione del villaggio, piccolo e povero ai canonici di San Salvatore di Torino. Tale atto fu riconosciuto come valido sia dall'imperatore Enrico III nel 1047, sia da Federico Barbarossa nel 1159.
Tuttavia, i chieresi mal tollerarono che un loro territorio passasse ai santenesi, e fecero quindi appello al Vescovo Milone da Cardano il quale, nel 1184, stabilì l'indipendenza di questi ultimi; ma tale indipendenza non durò molto, perché i canonici santenesi dovettero presto rivendere il villaggio nel 1191 a Pietro Gribaldi, Guido di Mercadillo, i figli di Oberto Merlo, Guido Grasso e Guglielmo Benso, che diventarono a tutti gli effetti condomini di Santena. In pratica Santena rimase ancora un villaggio autonomo, ma nuovamente di proprietà chierese.